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La città di Parma vanta origine antichissime; alcuni storici ipotizzano fosse già un famoso centro abitato nell'Età del bronzo.
Il primo nucleo urbano ufficialmente attributito a questa città è di origine etrusca.
Il nome proviene dal
latino: divisa in due dal torrente Parma, la citta' somigliava a uno scudo che in
latino si traduce: Parma.
Della città antica, e della colonia romana fondata nel 183 a.C. lungo la via Emilia, non resta quasi nulla, a parte qualche tavola di bronzo, vasi, monete e statue. Poche testimonianze anche della Parma del sucessivo periodo, sacheggiata da Attila, divisa da Odoacre tra i suoi fidi, rifiorita con Teodorico, e sucessivamente distrutta da Totila.
Non rimane invece alcuna traccia del periodo longobardo , né di quello carolingo , quando la città fu governata da una lunga serie di vescovi-conti. |
 Duomo di Parma |
Le vestigie architettoniche più antiche risalgono al XII secolo. Il Duomo raso al suolo da due incendi viene riedificato dopo il Mille e modificato, dopo il terremoto del 1117. La costruzione del Battistero inizia nel (1196), nato per essere il centro della città; fu costruito con marmo rosso di Verona, trasportato lungo il fiume Po e un canale navigabile che arrivava fino in piazza Duomo.
Con le lotte tra i Guelfi e i Ghibellini , la città venne sottoposta a saccheggi, incendi e massacri. |
| Con l'avvento delle Signorie, Parma diventa oggetto di baratto; gli Este la vendono ai Visconti per 70.000 fiorini d'oro, poi la ricomprano per venderla ancora ai Visconti per meno della metà della somma precedentemente pagata. |
 Palazzo della Pilotta |
Sotto gli Sforza riesplodono le rivalità tra le grandi famiglie cittadine, che continueranno a intrigare e combattere con Ludovico il Moro, e i francesi di Luigi XII.
Il dominio dei Farnese dura quasi due secoli (1545-1731).
Il più illustre della dinastia è Ranuccio I, che promuove nuove leggi e fonda il Collegio dei Nobili. Ranuccio I fa costruire il teatro che porta il nome del suo casato, e ampliare il Palazzo della Pilotta. |
Ranuccio I muore nel 1622, e per non perdere il Ducato, l'ultimo dei Farnese (Antonio) nomina erede universale il "ventre della moglie", che dopo otto mesi di stretta sorveglianza, non porta alla luce l'erede.
Il Ducato passa quindi ai Borbone. Con l'arrivo a Parma di Guglielmo du Tillot, nominato segretario di stato da don Filippo di Borbone nel (1759), vive forse il momento più alto della sua cultura.
Maestri parigini importano le raffinatezze dell'artigianato francese.
Apre l'Accademia delle Belle Arti (1752), nasce la Biblioteca Palatina (1762), il Museo di Antichita'(1763), l'Orto Botanico (1768) e la Pinacoteca si arricchisce di capolavori.
L'agricoltura rifiorisce e i gesuiti perdono il monopolio dell'istruzione, mentre vengono aboliti i privilegi ecclesiastici. La città prima dell'arrivo dei Borbone era una realtà urbana disgregata.
Con il francese Ennemond Alexandre Petitot, chiamato nel 1753 come architetto di corte, Parma assume un nuovo volto.
Il matrimonio di don Ferdinando (1765-1802) figlio di don Filippo, con Maria Amalia, figlia di Maria Teresa d'Austria, segna la fine dell'influenza francese, passando a quella austriaca.
Nel 1796 Napoleone prende possesso degli stati parmensi di cui don Ferdinando, dichiaratosi neutrale, rimarrà Duca fino alla morte.
Col congresso di Vienna (1815) il Ducato viene assegnato a Maria Luigia, figlia dell'imperatore d'Austria Francesco I e moglie di Napoleone, con la clausola che alla sua morte il regno torni ai Borbone di Lucca. Maria Luigia molto amata dai suoi sudditi, attuò una politica moderata e basata sull'assistenzialismo.
A lei si devono le prime attrezzature pubbliche, e altre opere tra cui le più importanti, come il Cimitero della Villetta (1817), il ponte sul fiume Taro, il Teatro Regio (1821-29).
Dopo una breve reggenza di Carlo II, succeduto a Maria Luigia morta nel 1847, prende il potere Carlo III che militarizza la città creando un tale scontento dei cittadini con la sua politica che culmina col suo assassinio nel 1854.
Luisa Maria di Berry, sua moglie regge lo stato in nome di suo figlio, modificando la politica adottata dal marito e promuovendo opere pubbliche.
Nel 1859 la Duchessa fu costretta a lasciare il Ducato per l' annessione di Parma al regno sabaudo di Vittorio Emanuele II. |
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